Il cambiamento climatico e la progettazione impiantistica per la transizione energetica

La transizione ecologica, di cui molto si parla è essenzialmente una transizione energetica. La Commissione Europea ha proposto di investire 10 milioni di euro nel biennio 2026/ 27 per lo studio di tecniche di geoingegneria solare, ma il dubbio su un’eccessiva fiducia nella tecnologia ha base solida: non si può combattere il surriscaldamento climatico senza affrontare i costi della transizione energetica per abbattere le emissioni climalteranti. Lo abbiamo visto anche con il recente annuncio del governo italiano di riprendere in mano il dossier nucleare – nonostante i cittadini con referendum si siano espressi ben due volte contro – che sembra più un tentativo di non affrontare oggi il taglio dell’impiego dell’energia fossile.

La “fiducia nella tecnologia” è una strategia che piace ai grandi gruppi industriali legati alle energie fossili, perché danno la sensazione all’opinione pubblica che si possa spingere il problema più in là nel tempo e nel frattempo continuare a ottenere energia da gas metano o peggio ancora dal petrolio. Ma questo ha delle conseguenze economiche di lungo periodo. 

In un articolo apparso sul il Manifesto del 19 giugno dal titolo Riscaldamento globale, l’ombra che non ci piace, a firma di Andrea Capocci, si citano gli studi di Susanne Bauer della società californiana no profit Reflective: la mancata decarbonizzazione oggi rende più difficile la decarbonizzazione domani, poiché gli investimenti necessari in futuro saranno molto più ingenti. 

Il ruolo della progettazione: agire nel presente

Ed è proprio qui, in questo divario tra le promesse future e le necessità stringenti del presente, che il settore della progettazione impiantistica deve assumersi una responsabilità precisa. Non possiamo più aspettare la “tecnologia perfetta” di domani se questa diventa la scusa per non implementare le soluzioni efficienti che abbiamo a disposizione oggi.

La transizione energetica si può fare anche con la trasformazione reale e immediata delle nostre infrastrutture. Per una società di progettazione, questo significa smettere di considerare l’efficienza energetica e l’integrazione delle fonti rinnovabili come semplici “opzioni di capitolato”, trattandole invece come i pilastri portanti di ogni nuovo intervento.

Progettare impianti significa guardare oltre l’orizzonte dei prossimi anni e proporre soluzioni che riducono l’impronta di carbonio fin dal primo giorno di esercizio:

  • Elettrificazione dei consumi: spingendo sulla tecnologia delle pompe di calore ad alta efficienza per superare la dipendenza dal gas metano.
  • Integrazione reale delle rinnovabili: ottimizzando l’autoconsumo attraverso sistemi di accumulo avanzati e la gestione intelligente dei carichi (smart grids).
  • Sostenibilità operativa: prediligendo la diagnosi energetica continua e la manutenzione predittiva per garantire che le prestazioni progettate rimangano costanti nel tempo.

Affrontare i costi della transizione energetica oggi è un investimento, non una spesa. Continuare a rimandare, cullandosi nell’illusione di una tecnologia salvifica che risolverà il problema in futuro, non farà altro che rendere quel futuro energeticamente ed economicamente insostenibile. Il grande caldo di questi giorni non è un’anomalia passeggera, ma un promemoria e il tempo dei rinvii della decarbonizzazione è scaduto.

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Foto cover: Markus Spiske/ Pexels

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