AI, architettura e design: la sottile arte della generazione

L’intelligenza artificiale (AI) può dare un contributo al lavoro di designer e architetti, elaborando grandi quantità di informazioni su tendenze o preferenze e generare nuove idee e ispirazioni. Stiamo vivendo in piena AI spring, un periodo di eccezionale fioritura delle applicazioni, grazie a una fortunata combinazione di fattori: i progressi nella ricerca tecnologica, la disponibilità di capacità computazionale a costo relativamente basso, i finanziamenti pubblici e privati, la competizione internazionale. Eppure, come mi ha spiegato Roberto Reale – accademico, consulente della Commissione Europea e dell’Agenzia per l’Italia digitale – «[…] probabilmente non siamo più vicini all’emergere di un’intelligenza artificiale generale, vale a dire “umana”, di quanto lo fossimo dieci anni fa. L’AI non produce nulla, ma assembla informazioni che gli umani hanno immesso e stratificato in rete nel tempo»

Quindi è interessante chiedersi qual è la relazione tra l’AI e il design? Se partiamo dunque dall’idea di intelligenza artificiale come “strumento”, ogni architetto e designer sa quanto il processo creativo possa essere lungo, fatto di esperimenti e fallimenti. L’AI, in questo caso di tipo generativo, può essere utilizzata per produrre nuovi modelli a partire da una serie di dati inseriti dall’uomo. Per la creazione di immagini molti architetti conoscono e usano già Mid Journey per i loro render, oppure il potente algoritmo open source Stable Diffusion, entrambi capaci di generare un output a partire da un input da parte di un’intelligenza umana. 

Se è già diffusa la generazione di contenuti multimediali come foto, video e suoni, che possono essere utilizzati nei progetti di design, l’AI vi contribuisce in molti modi, elaborando grandi quantità di informazioni su tendenze o preferenze e può generare nuove idee e ispirazioni per i designer. Analizza i dati sul comportamento degli utenti per identificare modelli e trend, supporta il progettista a prendere decisioni durante il processo creativo, nonché aiuta a personalizzare il lavoro in base alle richieste dei clienti con esperienze coinvolgenti. Ultimo, ma non per ultimo, l’AI può automatizzare compiti ripetitivi come la restituzione grafica di layout, il testing dell’usabilità e la gestione dei contenuti, consentendo a designer e architetti di concentrarsi su compiti più creativi e meno tecnici.

In sintesi, l’AI può essere un prezioso alleato, una risorsa che consente di fornire design più innovativi, personalizzati e mirati. Nell’edizione del Salone del Mobile 2023, un celebre brand italiano come Kartell ha chiesto a un designer, in quel caso Philippe Starck, di “collaborare” con l’intelligenza artificiale per creare prodotti che ricercassero la purezza e l’essenzialità delle forme, dando vita così alla collezione A.I. In merito all’intreccio tra la “macchina” e il “design”, va detto che pur essendo in grado di generare risposte coerenti e plausibili con una vasta gamma di domande, l’AI è fondamentalmente uno strumento che simula un’intelligenza di tipo “umana”, non certo una di tipo “autonoma”, ovvero con coscienza e intenzionalità proprie. Quindi, il gusto e la creatività dell’architetto e del designer restano centrali nel rispondere al desiderio della committenza. 

Resta infine da considerare l’impatto sul futuro del lavoro creativo, benché non sia questa la sede per approfondire, ma è una transizione che dobbiamo governare e poi, fortunatamente, la creatività verrà sempre dall’uomo, non dalla macchina.

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Cover photo: Yusuf Patel/ Pexels.com

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